ARTRITE REUMATOIDE

Che cos’è l’artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una patologia cronica che interessa le piccole e le grandi articolazioni. Colpisce più di 20 milioni di persone nel mondo, circa 400 mila in Italia, dove si segnalano 12-24 mila nuovi casi ogni anno.

UNA MALATTIA AUTOIMMUNE. L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune progressiva. In altre parole è lo stesso sistema immunitario, che normalmente difende l’organismo dalle aggressioni esterne (virus, batteri, ecc.), ad attaccare il tessuto sano, confondendolo per un aggressore esterno e causando il danno articolare e l’infiammazione. Si determina così la deformazione dell’articolazione, che ne danneggia la funzionalità, provocando dolore, rigidità e gonfiore, fino all’invalidità. 

UNA MALATTIA SISTEMICA. L’artrite reumatoide è inoltre una malattia sistemica: non si limita cioè a colpire le articolazioni, ma coinvolge l’intero organismo, interessando l’apparato respiratorio, quello circolatorio e quello nervoso. I sintomi sistemici della malattia sono anemia, affaticamento, astenia, osteoporosi e problemi cardiovascolari che, incidendo sui principali organi, possono contribuire a ridurre l’aspettativa di vita. Entro i primi due anni di malattia il 10% dei pazienti con artrite reumatoide sviluppa un’invalidità grave. Dopo 10 anni meno del 50% dei pazienti mantiene un’attività lavorativa o svolge le normali attività quotidiane.

CENNI STORICI. La prima descrizione della malattia risale al 1800 ad opera del francese Landrè-Beauvais che ne notò le differenze con l’artrite gottosa allora meglio conosciuta. Le prime testimonianze sembrano però risalire a circa 3000-4000 anni fa, come risulta da uno studio condotto su scheletri degli indiani d’America.
Il termine Artrite Reumatoide è stato coniato nel 1859 da Sir Alfred Garrod. Nel 1941 fu definitivamente adottato dall’American College of Rheumatologv (ACR).
Tra i personaggi famosi che hanno sofferto di questa malattia vanno ricordati Giuseppe Garibaldi e il pittore Pierre Auguste Renoir.


Chi colpisce

Può colpire chiunque e in qualsiasi momento. Tuttavia si presenta generalmente in un’età compresa tra i 30 e i 50 anni e “preferisce” le donne, che rappresentano circa il 75% dei pazienti.

Segni e sintomi

Una malattia “subdola”. L’artrite reumatoide, in oltre la metà dei casi, ha un esordio poco evidente, che avviene in un arco di poche settimane o mesi. 
Nel corso della malattia l’articolazione può andare incontro a deformazioni, con una conseguente perdita di funzione articolare. I tendini possono rompersi, il dolore diventare cronico e persistente fino a una distruzione irreversibile dell’articolazione e quindi a uno stato di invalidità.
I sintomi comuni e tipici della malattia sono la rigidità dell’articolazione (compare in particolare al mattino, dura in genere per 3-5 ore), il dolore e la tumefazione delle articolazioni.  
Non bisogna poi dimenticare che l’artrite reumatoide è una malattia sistemica: non si limita a colpire le articolazioni, ma l’intero organismo, interessando l’apparato respiratorio, quello circolatorio e quello nervoso. Per questo motivo i pazienti vedono peggiorare notevolmente la loro qualità di vita.

Diagnosi precoce

Nella cura dell’artrite reumatoide è fondamentale la diagnosi precoce. Questo perché il danno all’articolazione si produce con maggior velocità nei primi anni della malattia. Tanto più l’artrite reumatoide è diagnosticata precocemente, tanto più si potranno prevenire o evitare i danni permanenti e quindi la disabilità. Bisogna infatti considerare che la causa scatenante della malattia è ancora oggi ignota: si tratta con ogni probabilità di una concomitanza di fattori. La predisposizione genetica riveste un certo ruolo e determina una risposta immunitaria che è però condizionata dagli agenti ambientali.

Come si cura

Sebbene la causa dell’artrite reumatoide sia ancora sconosciuta, la ricerca medica ha permesso di compiere enormi passi avanti negli ultimi anni. Esistono infatti diverse categorie di farmaci per la cura di questa malattia reumatica.

  • I farmaci sintomatici comprendono farmaci antalgici puri (paracetamolo), i FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) e i cortisonici. Sono dotati di un effetto rapido ma limitato nel tempo. Riducono il dolore, ma non modificano il decorso della malattia e non prevengono la comparsa di erosioni articolari.
  • I cosiddetti “farmaci di fondo” hanno portato un notevole progresso nella cura dell’artrite reumatoide. Si tratta dei DMARDs (Disease Modifyng Anti Rheumatic Drugs), cioè una serie di molecole in grado di modificare l’andamento della malattia (ad esempio il metotrexate). Pur essendo efficaci nel controllare i sintomi, molti pazienti non rispondono o rispondono in misura insufficiente a questa terapia.
  • Da circa 10 anni sono disponibili i farmaci biologici (o MRB, Modificatori della Risposta Biologica): molecole ottenute tramite l’ingegneria genetica, in grado di legare e neutralizzare l’azione di alcune proteine che favoriscono l’infiammazione, agendo in modo mirato. Permettono un soddisfacente controllo della malattia e dell’evoluzione del danno erosivo articolare in tempi molto brevi e in un numero elevato di pazienti in cui la terapia con farmaci tradizionali non ha dato il risultato sperato.

In Italia i farmaci biologici sono indicati nel caso di mancata o incompleta risposta alla terapia antireumatica tradizionale (farmaci di fondo/DMARDs). La distribuzione di questi farmaci è regolamentata e affidata, in genere, a centri specialistici selezionati, secondo linee-guida codificate a livello nazionale e internazionale.

La peculiarità della maggior parte dei farmaci biologici è quella di bloccare l’azione di una proteina, il “Fattore di Necrosi Tumorale” (o TNF), che nell’organismo sano ha la funzione di attivare le normali risposte infiammatorie mentre nel paziente con artrite reumatoide, essendo prodotta in eccesso, scatena quell’infiammazione che caratterizza la malattia. Le ultime ricerche scientifiche, però, hanno cambiato il “bersaglio” e si sono focalizzate sul ruolo dell’interleuchina-6 (IL-6), una proteina prodotta dai globuli bianchi durante la risposta immunitaria (citochina) individuata come responsabile primaria del processo infiammatorio. 

Le principali complicanze

Le complicanze più frequenti dell’artrite reumatoide:

  • Comparsa di noduli sottocutanei nelle aree di pressione come i gomiti, le articolazioni delle dita, le prominenze di ischio e sacro, il cuoio capelluto e il tendine di Achille
  • Anemia
  • Vasculite, con interessamento dei vasi sanguigni, che coinvolge nervi periferici, dita, visceri e/o il sistema nervoso centrale; può provocare gangrena alle dita e ulcere agli arti inferiori
  • Interessamento polmonare
  • Interessamento cardiaco, in modo particolare pericardite
  • Debolezza muscolare
  • Problemi neurologici
  • Problemi oculari, in modo particolare infiammazioni dei tessuti e delle membrane che proteggono l’occhio
  • Rottura dei tendini
  • Osteoporosi

Che cosa significa vivere con l’artrite reumatoide

L’esperienza dell’artrite reumatoide è individuale e varia nel corso del tempo. Ancora oggi, però, la vita dei pazienti è un vero “percorso ad ostacoli”. Lo ha messo in evidenza una recente ricerca del Censische, condotta su 646 pazienti italiani, ha portato alla luce gli ostacoli quotidiani che una persona con artrite reumatoide deve affrontare.
» Il silenzio. L’artrite reumatoide è una malattia di cui non si parla: il silenzio e l’indifferenza sono i peggiori nemici dei pazienti. Il 59,7% ritiene che l’informazione sulla malattia sia insufficiente e il 72,7% lamenta anche scarsa informazione sui servizi a disposizione dei malati. 
» Il lavoro. Il 22,7% dei pazienti ha dichiarato di aver dovuto seriamente modificare la propria attività lavorativa a causa della malattia, riducendo parzialmente l’orario di lavoro (39,1%) o andando in pensione (32,2%).
» Insoddisfazione e paura. Oltre il 36% dei pazienti ritiene la propria vita insoddisfacente, percentuale che aumenta in modo esponenziale fino a raggiungere il 72,5% fra coloro che presentano un livello di malattia elevato. L’insoddisfazione è per lo più dovuta a una serie di handicap quotidiani. Ad esempio il 26,4% non riesce a guidare una macchina o utilizzare trasporti pubblici, il 14,7% non può girare una chiave nella serratura. Inoltre 8 pazienti su 10 temono l’evoluzione della malattia e la disabilità (83,7%).
» Isolamento. I dolori e le deformità che l’artrite reumatoide procura inducono i malati a isolarsi e nascondersi. Fa riflettere il dato secondo cui 3 pazienti su 10 ritengono di essere un peso per gli altri (28,2%), mentre 2 su 10 provano vergogna per i segni della malattia sul corpo (24,8%). La metà del campione convive con periodi di depressione (50,8%).
» Vita privata. La malattia tocca anche la sfera più intima del paziente: il 26,7% dichiara di aver subito un impatto sulla vita sessuale, il 9,1% ha rinunciato al proprio desiderio di maternità/paternità, il 42,9% ha dovuto interrompere le attività extra lavorative.

L’artrite reumatoide in Italia

In Italia l’artrite reumatoide ha una prevalenza dello 0,7-1% e si stima dunque che coinvolga più di 400 mila pazienti. Si segnalano 12-24 mila nuovi casi ogni anno.

Una malattia al femminile

L’artrite reumatoide “preferisce” le donne che, colpite  con una frequenza di tre volte superiore rispetto agli uomini, rappresentano il 75% circa dei pazienti.
“Colpisce di più le donne – spiega il professor Carlomaurizio Montecucco, presidente della Società Italiana di Reumatologia (SIR) – perché l’assetto ormonale femminile predispone alle malattie autoimmuni. Gli ormoni femminili rendono più facili certi tipi di infiammazione e di aggressione del sistema immunitario. Molte delle malattie che coinvolgono il sistema immunitario sono più diffuse nel sesso femminile, almeno nell’età fertile. Più si va verso l’età avanzata più questa differenza diminuisce”.