è un’ecografia che interessa un’area molto vasta e che, in un certo senso, comprende diverse ecografie in una sola indagine. È eseguita per documentare eventuali patologie epatiche, della colecisti (piccolo organo nel quale è conservata la bile prodotta dal fegato), delle vie biliari (piccoli canali attraversati dalla bile che è una sostanza fondamentale nei processi digestivi), del pancreas, dei reni e dei surreni. Attraverso le informazioni sulle dimensioni e sulla forma degli organi ricavate dall’esame, è possibile diagnosticare malattie di varia natura a carico di tutti gli organi addominali, oltre a rilevare la presenza di neoformazioni (tumori per es.), di liquido libero o di raccolte di liquido all’interno dell’addome.

o transaddominale della pelvi femminile è la metodica di prima scelta per lo studio non invasivo dell’apparato urinario e riproduttivo (vescica, utero e ovaie). Con tale esame è possibile visualizzare le dimensioni dell’utero e l’eventuale presenza di miomi, la morfologia e le dimensioni delle ovaie e la possibile presenza di masse o formazioni cistiche, lo spessore dell’endometrio e la vescica, mettendo in evidenza qualsiasi alterazione cui questi organi sono soggetti, ivi compresa la patologia tumorale. L’ecografia dell’addome inferiore richiede sempre un adeguato riempimento vescicale e può essere eseguito in qualsiasi giorno del ciclo mestruale.
Nell’uomo l’ecografia dell’addome inferiore in genere ha lo scopo di indagare principalmente la prostata, la vescica e il resto dell’apparato urinario (ureteri-pelvi maschili).

è un’ecografia che interessa un’area piuttosto vasta e che, in un certo senso, comprende diverse ecografie in un solo esame. Vengono esplorati diversi organi, in particolare vengono indagati fegato, milza, pancreas, vie biliari, reni, surreni e stazioni linfonodali. Attraverso le informazioni sulle dimensioni e sulla forma degli organi ricavate dall’esame è possibile diagnosticare malattie di varia natura a carico di tutti gli organi addominali quali: patologie o lesioni a carico del fegato, della colecisti, del pancreas, della milza, dei reni, dei surreni e dei linfonodi addominali. Per eseguire l’esame, in genere, il paziente deve essere a digiuno da almeno sei ore.

È un esame che utilizza gli ultrasuoni per studiare la testa e le ghiandole del collo (tiroide, paratiroidi, linfonodi, ghiandole salivari). Lo strumento utilizzato è formato da un computer, da un monitor e da una sonda ecografica, La sonda emette le onde sonore e rileva i suoni di ritorno (eco). Il computer li rielabora e si ottengono così, sul monitor, immagini della parte del corpo studiata. L’ecografia del collo è utilizzata in particolare per studiare la tiroide, soprattutto per rilevare la presenza di eventuali noduli. Lo studio ecografico del collo, inoltre, è molto importante per effettuare una diagnosi precoce di eventuali patologie a carico dei linfonodi. L’ingrossamento di un linfonodo del collo, infatti, può essere la prima manifestazione di un linfoma maligno o di una metastasi, ossia la riproduzione di un tumore lontano dal luogo di origine o semplicemente una condizione reattiva a un episodio infettivo. Si tratta di un esame non invasivo, breve, non é pericoloso, né doloroso.

è effettuata, normalmente, per indagare eventuali sospette patologie a carico delle ghiandole salivari (parotide, sottomascellare e sottolinguale). Attraverso le informazioni sulle dimensioni e sulla forma delle ghiandole è possibile diagnosticare patologie di varia natura: scialodeniti acute e croniche (infiammazioni comuni delle ghiandole), tumori benigni o maligni (patologie che comportano un aumento di volume o variazioni di consistenza di una sola ghiandola), presenza di calcolosi delle ghiandole salivari, e cioè la formazione di piccoli calcoli con sintomi molto caratteristici che prendono il nome di coliche salivari (un dolore intenso all’inizio della masticazione con rigonfiamento di una ghiandola, in genere la sottomandibolare).

è un esame per mezzo del quale si studiano le strutture tendinee e legamentose che fissano i muscoli alle ossa. Tali strutture anatomiche sono oggetto di sollecitazioni importanti soprattutto in soggetti che praticano attività sportiva. Lo studio ecografico delle strutture muscolari e tendinee in soggetti anche non sportivi, consente la valutazione di eventuali processi infiammatori o degenerativi spesso causa di dolori o limitazioni funzionali. Con tale esame si evidenziano eventuali alterazioni a carico di spalla, gomito, polso, ginocchio, caviglia, anca nel neonato.

consiste in un’indagine ecografica di ossa e articolazioni. E’ un esame opportuno per la valutazione di patologie a carico delle articolazioni tra le quali polso, mano, anca, ginocchio, spalla, caviglia e piede. Nei bambini entro i tre mesi di età di prassi si effettua l’ecografia delle anche allo scopo di controllare l’eventuale presenza della displasia congenita dell’anca, che se non diagnosticata in tempo, può compromettere il corretto sviluppo motorio.

o transaddominale della pelvi femminile è la metodica di prima scelta per lo studio non invasivo dell’apparato riproduttivo (utero e ovaie). Con tale esame è possibile visualizzare le dimensioni dell’utero e l’eventuale presenza di neoformazioni, la morfologia e le dimensioni delle ovaie e la possibile presenza interna di masse, lo spessore dell’endometrio e la vescica, mettendo in evidenza qualsiasi alterazione cui questi organi sono soggetti, ivi compresa la patologia tumorale. L’ecografia pelvica sovrapubica richiede sempre un adeguato riempimento vescicale e può essere eseguito in qualsiasi giorno del ciclo mestruale.
Nell’uomo l’ecografia pelvica sovrapubica in genere ha lo scopo di indagare principalmente la prostata, la vescica e il resto dell’apparato urinario. Per maggiori informazioni vedi ecografia prostatica sovrapubica o transrettale ed ecografia vescicale.

è in grado di evidenziare lesioni a contenuto liquido o solido. Inoltre, ci fornisce informazioni sulle dimensioni reali e sulla precisa localizzazione delle stesse, (superficiale, intra- muscolare o extra-muscolare, vicina ai vasi o alle articolazioni). Ci fornisce informazioni circa i margini della lesione in esame e ci consente di stabilire i suoi rapporti con i tessuti circostanti, in particolare con le strutture nervose e vascolari.

consente una visualizzazione piuttosto efficace della ghiandola, con misurazione esatta delle dimensioni e valutazione della morfologia. L’esame ecografico misura, nello specifico, i diametri (trasversale, antero-posteriore e longitudinale) di entrambi i lobi e dell’istmo della tiroide con calcolo finale del volume tiroideo, per diagnosticare l’eventuale presenza del cosiddetto “gozzo diffuso” (aumento del volume ghiandolare tiroideo), e in particolare verifica la presenza di noduli, ne esamina le caratteristiche (solido, liquido, misto), i margini e i rapporti con le altre strutture.
Se l’indagine ecografica è eseguita con la tecnica doppler ci fornisce informazioni circa la vascolarizzazione della tiroide o di un singolo nodulo così da avere importanti informazioni circa la funzionalita’ e l’attivita’ metabolica.

è efficace e affidabile nello studio delle alterazioni benigne della mammella quali malattia fibrocistica, fibroadenomi e dilatazioni dei dotti galattofori. Se all’esame ecografico la lesione riscontrata è sospetta, allora l’indagine può essere completata da una mammografia ed eventualmente da un’agobiopsia, sempre attraverso controllo ecografico. Nella donna di età inferiore ai 30 anni, se si è in presenza di un nodo palpabile, l’ecografia mammaria rappresenta l’esame di prima scelta; sopra i 30 anni, se il nodo è palpabile, è raccomandabile far precedere l’ecografia da una mammografia.

è un esame diagnostico non invasivo che, tramite ultrasuoni emessi da una sonda appoggiata sull’addome del paziente, permette di studiare gran parte dell’intestino. In linea di massima, l’ecografia intestinale si esegue per individuare, o per monitorare, malattie infiammatorie intestinali di tipo cronico (morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, diverticolosi). Con questo esame è inoltre possibile confermare o escludere, in molti casi, un sospetto di appendicite. L’esame generalmente dura 45 minuti, viene prescritto dai gastroenterologi e non è indicato in presenza di sospetti tumori e/o polipi.