Insufficienza Renale

Insufficienza Renale

Tradizionalmente l’insufficienza renale è definita come una situazione nella quale i reni non sono in grado di assicurare una normale eliminazione di scorie e la normalità della composizione dei liquidi dell’organismo.

Un’insufficienza renale può instaurarsi acutamente, in pochi giorni o anche in poche ore (insufficienza renale acuta), a seguito di numerose malattie renali acute primitive o secondarie, di shock, di complicazioni della gravidanza, o di un’esposizione a tossici o a farmaci nefrotossici.

L’insufficienza renale cronica è invece secondaria a malattie renali croniche che danneggiano i reni, talora sino a distruggerli, in genere nel corso di anni.

Essa si instaura in maniera lenta e progressiva, nonostante l’intervento di meccanismi di compensazione che tendono a ritardarne la comparsa; soltanto quando la situazione è molto compromessa si evidenzia un quadro clinico e umorale completo e ben definito.

Mentre si verificano questi fenomeni di compromissione progressiva e di compensazione, a lungo l’interessato continua a sentirsi bene, e solo alcuni esami di laboratorio diretti e ben mirati possono mettere in evidenza quanto sta succedendo.

Potrà forse stupire il ritardo dei principali parametri di valutazione indiretta della funzione renale (come ad esempio la creatininemia o l’azotemia, elemento di riferimento oggi soppiantato dalla creatininemia) a svelare una compromissione iniziale. In realtà, nel soggetto sano, il livello di funzione renale è largamente eccedente le necessità della vita quotidiana. E questa è una delle ragioni per cui l’uomo può vivere bene anche in situazioni “estreme” ambientali, di alimentazione e di fatica, senza modificazione dei parametri vitali.

Inoltre, in presenza di una malattia renale che causi una riduzione della quantità di tessuto renale, la perdita inizialmente è compensata da un aumento della funzione del tessuto residuo, per cui i valori della clearance della creatinina tendono, almeno entro certi limiti, a mantenersi normali.

Solo quando è stato danneggiato gravemente oltre il 50% del tessuto renale, i valori della filtrazione glomerulare cominciano a scendere. L’aumento dei livelli ematici delle sostanze normalmente escrete dal rene avviene ancora più tardivamente, e solo allora si può parlare in maniera appropriata di insufficienza renale.

Questo modo di intendere l’insufficienza renale, che focalizza l’attenzione sulle fasi terminali delle malattie renali progressive, è stato recentemente riesaminato in maniera critica ed ha indotto i nefrologi a proporre una nuova definizione più allargata del danno funzionale renale. La nuova definizione comprende, delimitandole con precisione, anche le fasi precedenti allo scompenso, quando i reni hanno già subito un danno progressivo ed irreparabile ma, nelle abituali condizioni di vita, gli esami del sangue sono ancora normali.

Ne deriva una maggior attenzione e una precisa delimitazione non solo della fase più avanzata della malattia, ma anche delle fasi precoci, nelle quali la terapia ha maggiori possibilità di successo.