L’obesità Infantile: un problema di rilevanza sociale

L’obesità Infantile: un problema di rilevanza sociale

L’obesità infantile è un problema di notevole importanza sociale che, se analizzato in senso traslazionale, diventa ancora più rilevante, poiché un bambino in sovrappeso ha una maggiore predisposizione a sviluppare in età adulta obesità, ipertensione, diabete etc. In Italia un bambino su quattro è in sovrappeso; in Europa il 4% dei bambini di età compresa tra gli 11 e i 16 anni è obeso, il 37% è in sovrappeso e tale percentuale è in marcato aumento.

L’obesità infantile è il risultato di diverse cause: in primo luogo una eccessiva/cattiva alimentazione, legata o meno a una ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico/familiare; rari i casi di obesità legati a patologie organiche (disfunzioni ormonali e/o genetiche).

La riduzione di attività motorie e, purtroppo, la sedentarietà sono sempre di più frequente riscontro; basti pensare ai piccoli accompagnati in auto dai genitori dappertutto, allo scarso utilizzo della bicicletta, al precoce utilizzo dei social networks e alle ore trascorse, perciò, dinanzi al computer. Basterebbe praticare un’attività fisica definita, in termine medico,aerobica” quale passeggiata in bici o a passo svelto, nuotata non agonistica per ridurre il rischio di accumulare massa grassa.

I fattori familiari non sono meno determinanti: come in tutte le patologie esiste anche per l’obesità una predisposizione genetica. Gli studi scientifici vertono molto, negli ultimi anni, sulle alterazioni di alcuni geni che hanno un ruolo nella produzione del grasso e nella regolazione del senso della fame; tuttavia, la familiarità va intesa anche nel senso socio-educativo-ambientale del termine: non è possibile parlare di educazione alimentare se i genitori in primis adottano una dieta sregolata o poco equilibrata; ad esempio, non è accettabile che un piccolo riceva dai genitori come spuntino uno snack ipercalorico per ammortizzare il senso di fame, dopo che, magari, gli è stato preparato un pranzo frugale o sostituito dalla celerità del fast food.

Più rari sono i casi di obesità legati a disfunzioni ormonali quali ipotiroidismo oppure disfunzioni dei surreni.

Tutta la comunità scientifica converge nel considerare come principale causa di obesità infantile un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente poco corretta, frutto di cattive abitudini apprese sin dai primi anni di vita. Nell’immaginario comune il bambino deve mangiare tanto perché deve crescere e “strutturarsi” bene incorrendo inconsapevolmente in una iperalimentazione; il bambino “ciotto” è più “simpatico” di uno normotipo o di un suo coetaneo magro che, anzi, tende a preoccupare il genitore.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che, al di là della famiglia, è spesso fuori casa che il bambino si fa tentare da snack e merendine; la globalizzazione ha diffuso i distributori automatici di bevande gassate e zuccherine che risultano molto più palatabili e gustose rispetto a un frutto, al latte, a un thè etc. Negli ultimi anni sono proprio questi ultimi prodotti a preoccupare la comunità medica in quanto molto ricchi di uno sciroppo a base di fruttosio.

Si calcola che in Italia siano 4.898.496 le persone adulte obese (prevalenza = 9,9%) e 16.000.000 quelle in sovrappeso, con un costo sociale annuo stimato intorno al 6,7% della spesa sanitaria pubblica. I costi per il SSN sono altissimi e la maggior parte degli stessi è dovuta a cure mediche e ricoveri ospedalieri necessari per le complicanze cardiovascolari, metaboliche, osteoarticolari, respiratorie (etc.) secondarie all’obesità. Non trascurabile il fatto che un soggetto obeso spesso sia costretto a confrontarsi con problematiche psico-socio-culturali di rilievo come, per esempio, la difficoltà nella ricerca di un lavoro (i datori di lavoro preferiscono assumere soggetti non obesi, da cui si aspettano una maggiore produttività e meno giorni di assenza per malattia), il minor rendimento scolastico e/o lavorativo, problemi relazionali e scarsa qualità della vita.

Molti studi dimostrano che solo un approccio preventivo possa rappresentare una soluzione efficace per la lotta all’obesità: facendo prevenzione primaria nelle diverse fasce di età, in particolare sui bambini, si potrebbe, infatti, garantire un guadagno di salute importante a prezzi contenuti. È necessario correggere le abitudini di vita poco corrette fin da piccoli, è fondamentale supportare i bambini obesi correggendo le abitudini alimentari sbagliate e sottoponendoli a un attento counseling alimentare.