Mastocitosi

Mastocitosi

La mastocitosi è una malattia di origine tumorale caratterizzata dall’eccessiva moltiplicazione e accumulo di mastociti a livello di uno o più tessuti dell’organismo.

I mastociti sono cellule che normalmente si trovano negli spazi intorno ai vasi sanguigni di quasi tutti i tessuti e contengono granuli ricchi di sostanze chimiche, come l’istamina, che vengono rilasciate in seguito a stimoli di diversa natura.
L’incidenza esatta della malattia non è nota (è una malattia spesso difficile da individuare e diagnosticare). Si stima che in Italia i casi di mastocitosi siano circa mille. Il sesso maschile e femminile sembrano interessati in eguale misura.
Nella patogenesi della malattia gioca un ruolo importante una mutazione (ovvero un’alterazione del DNA) a livello di un recettore (cKit), implicato nella moltiplicazione di alcune cellule, tra cui i mastociti. Non è una malattia ereditaria, quindi non si trasmette alla prole, anche se esistono rari casi di mastocitosi familiare, ovvero la presenza di più casi all’interno dello stesso nucleo familiare. Non è una malattia contagiosa.
Si distinguono principalmente due tipi di mastocitosi: la mastocitosi cutanea e la mastocitosi sistemica.
Nella mastocitosi cutanea l’accumulo di mastociti è limitato alla cute, senza interessare altri tessuti dell’organismo. La forma cutanea più diffusa è l’Orticaria Pigmentosa che è caratterizzata da macchioline più spesso brunastre, diffuse per lo più al tronco e agli arti e spesso pruriginose. Le due forme cutanee meno frequenti sono la Mastocitosi Cutanea Diffusa e il Mastocitoma Cutaneo.
La mastocitosi cutanea è la forma più tipica nei bambini, nei quali la malattia tende a guarire entro l’adolescenza nella maggior parte dei casi; quando invece è diagnosticata in età adulta generalmente non guarisce, anche se tende a rimanere stabile nel tempo e quindi a non peggiorare, permettendo così una buona qualità della vita.
Il sintomo che più tipicamente contraddistingue la forma cutanea è il prurito, disturbo che può essere lieve e tollerabile, ma che può diventare grave fino a essere incoercibile se il paziente non si sottopone a trattamenti specifici.
Nella mastocitosi sistemica invece, i mastociti patologici possono accumularsi a livello di diversi organi, con o senza interessamento della cute. Le localizzazioni più frequenti sono il midollo osseo, il tubo digerente, il fegato, la milza e il polmone, anche se potenzialmente la maggior parte dei tessuti dell’organismo può essere coinvolta.
All’interno della mastocitosi sistemica si distinguono forme con andamento molto diverso: la Mastocitosi Indolente, la Mastocitosi Sistemica con Associato Disordine Clonale Ematopoietico Non Mastocitario, la Mastocitosi Aggressiva e la Leucemia Mastocitaria. Di tutte queste, la forma indolente ha un decorso differente da tutte le altre, simile a quella cutanea, in quanto tende a rimanere stabile nel tempo, consentendo ai pazienti una buona qualità della vita e una sopravvivenza pressoché sovrapponibile a quella della popolazione sana.
Nelle altre forme, più aggressive, il decorso è spesso meno favorevole e la prognosi può essere infausta, anche a pochi anni dalla diagnosi, in quanto l’impegno degli organi da parte della malattia può arrivare a comprometterne il funzionamento in maniera molto grave.
I disturbi della mastocitosi dipendono dall’organo coinvolto e hanno una gravità che dipende dall’entità dell’interessamento (cioè da quante cellule patologiche infiltrano l’organo in questione). Ad esempio, l’accumulo di mastociti nell’osso può dare osteoporosi o lesioni litiche fino alla frattura , nel tubo digerente dolori addominali, disturbi della digestione, vomito e diarrea, nel fegato aumento delle sue dimensioni con la perdita di funzione, nel midollo osseo anemia, ridotto numero di piastrine, etc…
Tutti i disturbi appena descritti sono solitamente lievi nelle forme indolenti e più gravi nelle forme aggressive.
Oltre ai disturbi direttamente legati all’accumulo dei mastociti in un determinato organo, ne esistono altri legati al rilascio dai mastociti dei suoi mediatori chimici che possono agire localmente o a distanza. Questi disturbi possono verificarsi in tutte le forme di mastocitosi, sia sistemica che cutanea. Tra i più comuni sono descritti la cefalea, l’ipotensione, il flushing, il prurito, il dolore addominale, la nausea, il vomito. Particolare attenzione merita l’anafilassi, che include manifestazioni che vanno dall’orticaria (pomfi cutanei pruriginosi) fino all’edema della glottide e allo shock anafilattico, con rischio quindi di soffocamento e collasso vascolare.
Ogni genere di stimolo (microbico, chimico, fisico, emotivo, etc…) può essere la causa del rilascio dei mediatori chimici da parte dei mastociti. Particolare attenzione viene raccomandata nell’assunzione di farmaci, ragione per cui è importante fare riferimento al medico ogniqualvolta si debba assumere un farmaco o sottoporsi a esami con mezzo di contrasto. Esiste inoltre una lista di alimenti da assumere con precauzione. È importante prestare attenzione alle punture di imenotteri in particolare se il paziente frequenta ambienti di campagna.
La diagnosi di mastocitosi non è sempre facile. La biopsia della cute è fondamentale per diagnosticare la forma cutanea. Quando si sospetta una forma sistemica, tra gli esami più importanti ci sono la biopsia osteomidollare e l’aspirato midollare, in quanto nella forma sistemica il midollo sembra essere quasi sempre coinvolto. Un esame importante alla diagnosi e nel successivo monitoraggio della malattia è il dosaggio delle triptasi sieriche (enzimi rilasciati dai mastociti),
che può fornire un’idea della quantità dei mastociti patologici nell’organismo.
La terapia della mastocitosi distingue una terapia vera e propria della malattia dal trattamento che invece mira a prevenire, controllare e ridurre i sintomi e le complicanze legate alle sostanze rilasciate dai mastociti.
Riguardo alle terapie rivolte a controllare i sintomi e ridurre le complicanze si utilizzano farmaci che contrastano l’attività delle sostanze rilasciate dal mastocita, come antistaminici, antileucotrieni, stabilizzatori di membrana, etc…
Per il trattamento dei sintomi cutanei possono essere impiegati anche trattamenti a base di raggi ultravioletti che hanno una buona percentuale di successo anche se talvolta solo transitorio.
Importante in caso di osteoporosi è il trattamento con bifosfonati, vitamina D e calcio per prevenire il rischio di fratture anche gravi.
Importante non dimenticare che il rischio di anafilassi accomuna tutte le forme di mastocitosi per cui è consigliabile portare sempre con sé l’adrenalina autoiniettabile, che in alcuni casi può rivelarsi un vero e proprio salvavita.
Quella che abbiamo chiamato la terapia vera e propria della malattia invece, mira a distruggere ed eliminare i mastociti patologici. Generalmente sono solo le forme aggressive a richiedere questo tipo di approccio. Il trattamento di prima linea si fonda ancora oggi sull’impiego dell’interferone, associato o meno ai cortisonici, e della cladribina, chemioterapico ben tollerato. Negli ultimi anni sono stati messi a disposizione nuovi farmaci, gli inibitori delle tirosin-kinasi (TKIs), caratterizzati da un meccanismo d’azione molecolare mirato e selettivo, quindi molto diversi da quelli tradizionali, che sono stati utilizzati con grande successo nel trattamento di un’altra patologia ematologica, la Leucemia Mieloide Cronica.
Risultati di studi clinici riportati in letteratura mostrano dati contrastanti in merito all’efficacia dell’imatinib (Glivec), capostipite dei TKIs, che sembra avere successo solo in casi selezionati di mastocitosi. Altri TKIs successivi all’imatinib, ovvero il dasatinib (Sprycel) e il PKC412 (midostaurin) vengono oggi utilizzati per il trattamento della malattia, ma solo all’interno di protocolli sperimentali. Gli inibitori delle tirosinkinasi non consentono ancora risposte paragonabili a quelle ottenute nella cura della Leucemia Mieloide Cronica, ma ciononostante costituiscono un’alternativa terapeutica in alcuni casi di malattia non responsivi ai trattamenti tradizionali.
Tutte le terapie qui sopra descritte purtroppo non permettono ancora oggi la guarigione, ma mirano a contenere la progressione della malattia e ridurne le complicanze.
La ricerca scientifica in questo ambito nel frattempo continua, nel tentativo di identificare meglio le alterazioni che favoriscono lo sviluppo della mastocitosi e quindi mettere a punto terapie sempre più mirate ed efficaci.