La Visita Ginecologica è in genere preceduta da un’anamnesi relativa alla situazione clinica attuale della paziente e alla storia clinica passata con riguardo ad eventuali malattie, patologie presenti in famiglia, assunzione di farmaci e informazioni sullo stile di vita. Si passa poi a informazioni più specifiche sulla regolarità o meno dei cicli mestruali, eventuali perdite anomale di sangue, pruriti, bruciori a livello dei genitali o dolori atipici, fastidi durante i rapporti sessuali, etc. Dopo tale colloquio informativo, si procede con la visita vera e propria che consiste in un esame esterno (palpazione dell’addome ed esame della vulva) e in un esame interno. Questo si divide in due fasi: un esame manuale dove il medico esegue un’esplorazione digitale della vagina e con l’altra mano palpa l’addome per valutare forma, consistenza, mobilità e posizione degli organi interni (utero, ovaie e tube); e l’esame con lo speculum, uno strumento che, inserito in vagina, consente di vedere in modo chiaro il collo dell’utero e le pareti vaginali, al fine di visualizzare/escludere eventuali anomalie presenti (ad esempio: erosioni, infiammazioni, secrezioni patologiche). Tramite questo strumento è possibile eseguire il pap-test. La visita può prevedere anche un esame clinico del seno.

La Visita Ginecologica successiva segue normalmente una prima visita già effettuata con lo specialista, allo scopo di verificare la diagnosi, oppure controllare gli accertamenti diagnostici effettuati, oppure valutare l’efficacia della terapia farmacologica prescritta.

Il Pap test è un esame in grado di individuare, donne a rischio di sviluppare un cancro del collo uterino (carcinoma della cervice uterina). Poiché il tumore del collo dell’utero progredisce lentamente si possono diagnosticare lesioni pre-tumorali, che se trattate in tempo possono guarire evitando la progressione in tumore vero e proprio. Il pap test va eseguito, se non sopraggiungono altri problemi, una volta l’anno. Uno strumento chiamato speculum è inserito all’interno della vagina in modo che il medico possa vedere il collo dell’utero, con un piccolo spazzolino e una spatolina si prelevano delle cellule, che vengono strisciate su un vetrino e inviate al laboratorio per l’analisi. Dall’analisi del campione citologico possono essere raccolte numerose altre informazioni sull’equilibrio ormonale della donna, presenza di eventuali infezioni batteriche, virali o micotiche. La risposta si ha, in genere, dopo circa una settimana. 

Il cancro del collo uterino è l’unica forma di tumore di cui sia dimostrata un’origine virale e, nello specifico, la causa di tale tumore è da ricercare nel Papilloma Virus (HPV). Questo è un virus in grado di trasformare le cellule della cervice uterina entrando nel controllo del loro meccanismo di replicazione. La sua trasmissione avviene principalmente per via sessuale e, oltre a determinare le alterazioni cellulari responsabili dell’insorgenza del carcinoma della cervice uterina, è anche la causa dei condilomi (anche conosciuti come “verruche” ). Il test HPV serve per determinare la presenza di questo virus.

Il Tampone vaginale è un prelievo del secreto vaginale, per mezzo di un tampone ovattato che è inserito in vagina. L’analisi della secrezione vaginale si fa, in genere, per verificare la presenza di eventuali infezioni del primo tratto genitale, in presenza di perdite vaginali anomale  o disturbi quali prurito, bruciore , dolore o difficoltà durante i rapporti sessuali. Si può fare anche se la donna è vergine. Si consiglia sempre la sospensione di qualunque terapia antibiotica almeno 4-5 giorni prima dell’esame, evitare i rapporti sessuali nelle 24 ore precedenti l’esame e non essere in periodo mestruale. Il campione prelevato è poi inviato al laboratorio e la risposta si ottiene in genere dopo 4-5 giorni.

L’ecografia ginecologica (o ecografia pelvica) è un esame complementare alla visita ginecologica, serve per visualizzare l’utero e le ovaie al fine di diagnosticare/escludere patologie a carico dei suddetti organi.

Si può eseguire per via trans-addominale, appoggiando una sonda sulla parete addomino-pelvica (“pancia”) della donna o per via trans-vaginale, introducendo la sonda in vagina. Quando si esegue l’ecografia trans-addominale è necessario avere la vescica piena per ottenere una migliore visualizzazione dell’utero e delle ovaie, mentre per eseguire l’ecografia trans-vaginale è preferibile avere la vescica vuota.

La via trans-vaginale, grazie alla vicinanza agli organi genitali interni, consente un’accuratezza diagnostica maggiore rispetto alla sola ecografia ginecologica addominale. In particolare permette una migliore visualizzazione dell’endometrio (il tessuto all’interno dell’utero) e delle ovaie.

E’ consigliabile eseguire un’ecografia pelvica nei seguenti casi:

  • dolore pelvico o addominale;
  • sanguinamenti uterini anomali;
  • sensazione di gonfiore o peso pelvico;
  • amenorrea primitiva o secondaria.

Oppure quando alla visita ginecologica siano state rilevate:

  • tumefazioni annessiali;
  • tumefazioni uterine.