Sclerosi Laterale Amiotrofica

Sclerosi Laterale Amiotrofica

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa causata da una perdita progressiva dei neuroni motori (cioè quelli che comandano i movimenti dei muscoli) in alcune aree del cervello, quali corteccia e tronco-encefalo e del  midollo spinale. La persona colpita da questa malattia va incontro ad atrofia muscolare, paralisi, spasticità (ovvero rigidità) e, in pochi anni, alla morte.
Negli Stati Uniti, la SLA è nota come malattia di Lou Gehrig, giocatore di baseball americano colpito dalla malattia a 36 anni.

In Europa, si registrano circa 1,5-2,5 nuovi casi di malattia su 100.000 persone.
In Italia, la SLA rappresenta una delle patologie più segnalate al Registro nazionale malattie rare, istituito presso l’Istituto superiore di sanità e utilizzato come fonte dei dati per la stima degli individui affetti.
Si ritiene che le persone che in Italia vivono con la SLA siano più di 4.000, numero che corrisponde a circa 6-8 casi/100.000 abitanti.

Impatto sociale

Per poter gestire la malattia è necessario l’intervento di una équipe multidisciplinare e multispecialistica, allo scopo di migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie, mantenere e supportare l’autonomia del paziente il più a lungo possibile in ambito familiare e lavorativo ed offrire nelle fasi terminali della malattia un adeguato supporto psicologico e medico. Sono stati identificati centri clinici per la prevenzione, la diagnosi, il monitoraggio e il trattamento della specifica patologia. 
L’elenco completo è disponibile nella sezione Centro Nazionale Malattie Rare del sito dell’Istituto superiore della sanità.

CAUSE

La SLA è soprattutto sporadica, cioè senza alcuna ereditarietà familiare. Solo nel 5-10%, si eredita con modello autosomico dominante, trasmettendosi nelle generazioni successive, o in maniera autosomica recessiva, potendo ricorrere tra fratelli, con una caratteristica distribuzione orizzontale nell’albero genealogico. 
Tra i casi ereditari, il 20% si associa alla mutazione, cioè al cambiamento di struttura di un gene che codifica per la superossido-dismutasi (SOD), un enzima che contribuisce all’allontanamento dei radicali liberi dall’organismo.
Una piccola percentuale di pazienti con forme familiari non ha mutazioni dei geni SOD, TARDBP e FUS.

L’esatto ruolo di fattori di rischio ambientali nell’eziologia della malattia è tuttora poco chiaro e necessita di studi ulteriori.
Tra i possibili fattori vi sono i pesticidi, alcuni metalli pesanti come il mercurio, il cadmio e il piombo e i campi magnetici.

SINTOMI E SEGNI

La SLA è una malattia dell’età adulta e esordisce, in genere, intorno ai 50 anni. 
Gran parte dei soggetti con SLA ha la forma tipica con interessamento del midollo spinale.
Le manifestazioni cliniche sono caratterizzate da:

  • debolezza muscolare agli arti superiori e inferiori con riduzione della forza
  • fascicolazioni (contrazioni muscolari involontarie) e atrofia muscolare focale con disturbi della motilità attiva e dell’andatura, che peggiorano sino alla paralisi.

Le mani, in genere, sono colpite per prime, mentre la paralisi dei muscoli respiratori conduce progressivamente ad una insufficienza respiratoria, che può richiedere l’uso della ventilazione assistita.
Nella forma bulbare (il bulbo è una struttura del sistema nervoso localizzata tra il cervello e il midollo spinale), alla sintomatologia a carico degli arti si associano, per interessamento dei motoneuroni dei nervi cranici, disturbi trofici e paretici dei muscoli della faccia, della lingua e della masticazione, con gravi turbe della deglutizione e dell’articolazione della parola.
Le capacità cognitive non vengono invece interessate dal processo neurodegenerativo, sicché la persona con SLA assiste nel pieno delle sue facoltà mentali al progredire del quadro clinico.

DIAGNOSI

La diagnosi è clinica e neurofisiologica di supporto con elettromiografia. Si basa sull’applicazione di criteri diagnostici riconosciuti in campo internazionale.

Possono essere richiesti altri esami di laboratorio e strumentali (ad esempio risonanza magnetica nucleare), in relazione alla necessità di escludere alcune malattie e/o condizioni che entrano in diagnosi differenziale.

DECORSO

La malattia ha un decorso progressivo e la morte sopraggiunge di solito per insufficienza respiratoria, circa il 50% dei pazienti muore entro 30 mesi dalla comparsa dei primi sintomi, mentre in circa il 20% dei soggetti la sopravvivenza oscilla tra 5-10 anni dall’esordio delle manifestazioni cliniche. Alcune varianti tendono ad avere una prognosi differente. Ad esempio, la prognosi è peggiore quando l’esordio è in età non giovane, vi è precoce insufficienza respiratoria e la forma è di tipo bulbare.

TERAPIA

Il trattamento è al momento soprattutto sintomatico e di supporto. Il riluzolo rimane l’unica terapia specifica nel prolungare la sopravvivenza in media di circa 3-6 mesi. 
Nelle fasi avanzate, si può ricorrere ad interventi più invasivi quali  la gastrostomia endoscopica percutanea (PEG) e la ventilazione assistita.

La ricerca scientifica è attualmente orientata alla comprensione delle cause della malattia e alla definizione di nuovi protocolli terapeutici, allo scopo di rallentare la progressione, modificare il decorso della patologia e ridurre i disagi indotti dall’invalidità.
Il trapianto di cellule staminali nervose in modelli animali transgenici di SLA ha prodotto effetti benefici su una serie di processi patologici coinvolti nella malattia e rappresenta, quindi, una potenziale terapia per la SLA. 
Il trapianto di cellule staminali autologhe è in fase di sperimentazione nell’uomo.